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Akhanda Nama Japa

Guarigione dalle nostre ferite

Akhanda Nama Japa è la recitazione continua di un mantra per una data estensione di tempo.
Akhanda significa indisturbata e ininterrotta da nessun altro fattore esterno. Selezionando un verso e mantenendolo per diverso tempo. Alcuni sostengono che la ripetizione sia meccanica. Ciò dipende da cosa si recita e da come si recita. La meccanicità nel recitare il mantra scaturisce da un atteggiamento passivo nella recitazione. Nel momento in cui decidiamo di recitare con l’ attitudine mentale appropriata,  non vi è più meccanicità nella ripetizione. Tutto risiede nell’ atteggiamento mentale. Se si recita in gruppo per almeno due ore, ci si affina e si è inoltre costretti a seguire il gruppo. Si viene condotti durante la recitazione.
Anche quando si pratica Akhanda Japa avvengono molti cambiamenti in se stessi.
La recitazione può essere orale e ad alta voce. E nella pratica il continuo ascolto del suono assorbe la mente in una sola occupazione. Sei tu l’occupazione nell’ Akhanda japa.
Akhanda Japa può definirsi Ucca Japa , Manda Japa o Manasa Japa. Nell’ Akhanda Japa la recitazione  avviene ad alta voce. In Manda Japa la recitazione avviene sussurrando in modo che gli altri non sentano. Nel Manasa Japa la recitazione avviene mentalmente. Quando si recita un mantra nella fase Ucca la voce si alza di tono, mentre nella fase Manda scende. Questo tipo di recitazione con i toni che si alzano e si abbassano generalmente viene eseguita in coro. Allo stesso modo può essere eseguita mentalmente. Una volta acquisita la capacità di recitare, nessun fattore esterno ci potrà disturbare e potremo per ore continuare a recitare indisturbati. Nella mia esperienza ho scoperto che si può trascorrere l’ intera vita recitando il mantra, continuamente, senza occuparci d’ altro.
Tale è l’ Akhanda Japa.
Quando si ripete il mantra si deve ascoltare come si recita. Si recita, si ascolta, di continuo e tutto fluisce. E si ripete a recitare e ascoltare. Non è richiesto altro. Nel processo ci si scopre diversi. Questo modo di recitare trasforma la persona. Nella ripetizione la mente si conforma a ciò che sta compiendo. Il Japa mentale rischia di far distrarre la mente, mentre se si recita in coro, la possibilità di distrarsi è ridotta.

La relazione fra l’ individuo e la legge universale, è uguale a quella che intercorre fra l’individuo e Dio. Quando si recita il nome di Dio, la nostra essenza più profonda emerge, e tutte le altre identificazioni o stratificazioni si annullano : il padre, la madre, il figlio, la figlia, il fratello, la sorella, il cugino, il professionista, l’ impiegato etc. L’essenza individuale, che assume tutti questi vari ruoli ed è correlata alla totalità Divina, viene evocata dalla ripetizione e mentalmente si diventa uno con ciò che stiamo facendo.
La base individuale di una persona è una, ma essa è allo stesso tempo complessa, perché racchiude in sè diversi ruoli. Attraverso la ripetizione, il ritmo  assorbe l’ individuo, questo processo è chiamato laya, e in questo processo si rischia di addormentarsi come un bambino si addormenta al ritmo della ninna nanna, questo assorbimento scaturito da Nama, la ripetizione del nome o dal mantra, fa emergere l’ essenza di base o meglio la nostra essenza più profonda.
Questo assorbimento dona guarigione. Cura le ferite che emergono dalla mente subconscia.
Nel mondo moderno tutti noi ci portiamo addosso delle ferite che risalgono alla nostra infanzia. Specialmente se abbiamo avuto un’ infanzia dove per esigenze familiari ( la madre che lavora fuori casa) siamo stati inseriti a scuola presto o responsabilizzati  a causa sempre di problemi familiari, di tipo economico o di salute, in ogni caso non abbiamo avuto un’infanzia spensierata o esente da traumi anche lievi. Più tardi in età adulta emergeranno dall’ inconscio molti problemi. Un bambino va amato e curato durante la propria infanzia e deve sentirsi sicuro di essere voluto.
L’assorbimento nel japa cura le ferite interiori. I nostri genitori a questo punto diventano Isvara o il Signore. Abbiamo bisogno dei genitori, così Isvara diventa i nostri genitori, tutti i nostri problemi legati all’infanzia scompaiono attraverso la continua ripetizione del nome di Isvara (del Signore).
Ecco perché si fa Akhanda Nama Japa . Si può eseguire anche attraverso il canto, cantare giova moltissimo alla mente, la musica facilita laya o l’assorbimento.
Laya è guarigione. Anche nel sonno avviene laya ma è di tipo tamasica, essa dal punto di vista del corpo dona ringiovanimento e recupero ma non aiuta dal punto di vista emotivo.

Quando si recita il nome di Dio sattwa suddhi , la qualità della purezza è al massimo.

Il Sattwa guarisce mentre il Rajas agita, il tamas infine occulta infatti tamas è una delle ragioni per le quali non ci sentiamo male durante l’anestesia o la sedazione.
Nel Rajas vi è distorsione e i vecchi sentimenti e le vecchie sensazioni riemergono, creando problemi emozionali. Nella condizione di Tamas si manifesta avarana o ignoranza che vela, copre. Mentre quando Sattwa si manifesta di continuo otteniamo la guarigione. La vera guarigione che è quella generata da sé stessi, tutto ciò che ha solidità e spessore viene dall’interno ed è generato dalla qualità Sattwa. Questo accade quando Nama-japa avviene in maniera costante e continua.
Si dovrebbe quindi sedere e in modo continuo e consapevole recitare mentalmente il mantra, dopo aver pregato e fatto la   Puja allora si recita ad alta voce, tutto ciò va fatto per lungo in maniera tale che gli effetti del Japa si comincino a osservare e il processo di guarigione si inneschi.
È come se dovessimo esercitarci per raggiungere la soglia minima e lavorare sulle ferite del nostro cuore, ed è solamente dopo un certo assorbimento nella pratica che la guarigione si innesca.
Inoltre attraverso Japa, recitando il nome del Signore sopraggiunge la grazia che scaturisce proprio dal Suo Santo nome. È necessario sedersi e praticarlo seriamente e con la pratica della Puja prima di iniziare si invoca la qualità del Sattwa a manifestarsi all’interno di noi stessi e la guarigione ha inizio.

Swami Ananda Chaitanya

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