La nostra mente e la rabbia, lo Yoga della Bhagavad Gita

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Nella Bagavad Gita sono contenuti insegnamenti riguardo alla natura e funzionamento delle mente,  riguardo a come dobbiamo guardare alla nostra vita e alle caratteristiche di un saggio.

Nel verso 62 del  II  capitolo, viene sottolineato come dobbiamo guardare alla nostra mente, in particolare rispetto alla rabbia.

Molti dicono che non dovete essere arrabbiati nella vita, affermano che non bisogna arrabbiarsi e che ci sono metodi e trucchi per evitare di non arrabbiarsi e come praticare ciò.

In questo verso invece viene sottolineato perché la rabbia avviene e in che modo.

In realtà la rabbia non può essere controllata né soppressa né eliminata.

Ognuno ha il diritto di arrabbiarsi ma allo stesso tempo non ha il diritto di vittimizzare  nessuno a causa della propria rabbia.

Significa che se sono arrabbiato non posso vittimizzare nessuno di voi e nemmeno dovrei vittimizzare me stesso. Se posso arrabbiarmi senza vittimizzare nessuno, nemmeno me, non c’è niente di sbagliato nella rabbia. Questo com’è possibile? solo comprendendo la natura della rabbia, e questo viene analizzato molto bene in questo verso.

Una persona che inizia a soffermarsi su un dato oggetto, persona, situazione, sviluppa attaccamento nei confronti di quell’oggetto, persona o situazione.

Cosa succede? Quando mi soffermo su una situazione,  oggetto,  persona e c’è un certo tipo di desiderio, rispetto a quell’oggetto o persona si crea un attaccamento. Comprendete questa cosa.

Vi faccio un esempio:  un bambino ancora non sa cos’è il cioccolato, voi gli date del cioccolato e il bambino non gli darà molta importanza. Ora quel bambino inizia a guardare la tv dove vede la pubblicità del cioccolato oppure voi gli fate assaggiare del  cioccolato,  a quel punto il bambino inizia a volere il cioccolato. Una volta che inizia a soffermarsi sul cioccolato nel bambino si genera un attaccamento  rispetto al cioccolato e, fino a qui viene sottolineato che non c’è nulla di sbagliato.

C’è un ulteriore passaggio: quando si sviluppa l’attaccamento, che è un fatto mentale,  da quello si genera il desiderio di possedere, di avere quella cosa.

“Kama” il desiderio avviene perché io vorrei avere quel cioccolato.

Ora il bambino che all’inizio non era per nulla interessato a quel cioccolato, se solo gli dite la parola cioccolato, il bambino lo visualizza e poi piangerà perché lo vuole e se nessuno glielo da, o piangerà più forte o comincerà a dare dei colpi ad esempio alla mamma, o butterà i suoi giocattoli per aria perché la deve esprimere in qualche modo la frustrazione che sta provando.

Qui viene sottolineato questo: quando c’è il desiderio di possedere qualcosa e non è possibile ottenerlo, allora, si genera della rabbia. E’ molto semplice come copione.

Allora la domanda da farsi qui è:  “Ma allora siamo tutti bambini?”

In nome del “progresso” abbiamo sempre più nuovi desideri, ogni giorno ci sono nuove cose sul mercato, quando  andate in un centro commerciale, ogni volta vedrete dei nuovi prodotti.

La prima volta non sapete di cosa si tratta, poi  vedete quel prodotto in televisione o qualcuno ve ne parla, e così dopo cosa succede?, la volta successiva lo comprerete e vorrete usarlo.

Perché lo volete? Vediamo in dettaglio.

In noi c’è un senso di mancanza, se osservate ogni pubblicità si assicura di dirvi che siete incompleti, cercano di infondervi quel messaggio in modo delicato e sottolineano che  grazie a un certo prodotto sarete persone complete,  che la vostra vita sarà soddisfatta o che diventerete felici grazie a quel prodotto. Senza quel prodotto non siete persone felici.

Ad esempio, esiste un marchio di abbigliamento per uomo il cui nome è un “uomo completo”.

Significa che se voi non indossate quel vestito non siete un uomo completo. La gente è diventata pazza per quel marchio,  non sto scherzando, e si tratta anche di  vestiti molto costosi, la qualità del tessuto è buona, ma il costo è dato soprattutto dal marchio.

Quello che sto cercando di dirvi è che, se non siamo sicuri di noi stessi,  qualcuno viene e ci inculca un pensiero e ci dice che senza una certa cosa non siamo completi oppure qualcuno ci promette che potremo ottenere delle cose e nel processo ci vende qualcosa, e in noi si crea il desiderio e poi l’attaccamento.

Il bambino vuole gustare ogni cosa, provare ogni cosa e vuole esplorare sempre di più e quando il gusto del cioccolato diventa familiare per lui, impazzisce per il cioccolato e non gli importerà nulla altro, vorrà solo il cioccolato. A volte un bambino va addirittura a letto col cioccolato e molte persone, specialmente gli adolescenti spesso mangiano il cioccolato di nascosto. Molte persone lo fanno, lo mangiano di nascosto, e anche se sanno che non fa bene alla loro salute,  continuano a mangiarlo.

Ora, osservate questo: il bambino va pazzo per il cioccolato, e anche l’adolescente, ed anche una persona matura, tutte le tre categorie di persone hanno un attaccamento nei confronti del cioccolato.

E se il cioccolato non è disponibile per il bambino, il bambino cosa fa? E, domanda successiva,  se il cioccolato non è disponibile per un adolescente,  cosa farà l’adolescente?  e se il cioccolato non è disponibile per una persona adulta, questa cosa farà? Ci saranno differenze o no? e perché?

Per favore comprendete questo,  anche  se tutte e tre le categorie sono attaccate al cioccolato scoprirete che la persona adulta non si arrabbierà se non il cioccolato non è disponibile,  perché? Perché  la persona adulta sa che il cioccolato non è tutto nella sua vita. Afferrate il punto?

Torniamo a noi, se consideriamo che una cosa, situazione o persona è tutto nella nostra vita, quando accade che quella cosa o persona non siano disponibili per noi, cosa succede? O ci arrabbieremo o svilupperemo depressione.

Cosa succede quando ci arrabbiamo? La rabbia è  qualcosa che dura per un po’ di tempo, per prima cosa inizia sotto  forma di irritazione:  ogni volta che ci irritiamo non è altro che il primo stadio della rabbia e se non ci prendiamo cura adeguatamente dell’irritazione, questa o esploderà o si trasformerà in depressione.

Se voi osservate le persone, specialmente adesso, non è così facile esplodere perché non si può più, nel passato era molto più facile, era più accettato socialmente,  potevi esplodere con i genitori,con i figli, con il marito o con la moglie, ma adesso non si può più, lo scenario è cambiato. Se voi esplodete si genera paura e non sarà accettato.

E quando questo pensiero è predominante cosa succede?  In una società ben istruita e avanzata la rabbia non può esplodere, allora cosa accade nelle persone? Si deprimono. Il modo migliore per osservare le persone depresse è andare nei centri commerciali.

Non dico che chi va nei centri commerciali è depresso, tutti ci vanno,  ma la maggior parte delle persone che spende molto tempo e molto denaro nei negozi lo fa per canalizzare le proprie emozioni.

Ora,  la rabbia è qualcosa di inevitabile  e sarà inevitabile se non do importanza a me stesso.

Vi faccio un esempio, voi siete abituati a bere il cappuccino tutte le mattine e senza cappuccino tutta la giornata va storta, pensiamo a una situazione di 50 anni fa,  100 anni fa quando non c’era il latte confezionato, e veniva una persona ogni mattina e portava il latte a domicilio,

Voi volete proprio un cappuccino, come tutte le mattine ma, cosa accade? La persona vi consegna il latte, e se ne va, voi prendete il latte, lo fate bollire e il latte comincia a cagliarsi … e sarete molto arrabbiati, starete tutto il giorno senza cappuccino, la vostra giornata è rovinata perché  non avete la possibilità di comprare altro latte.

Per tutto il giorno, tutto ciò che fate lo fate pensando al lattaio: “Lascia che lo veda domani…”

Ogni giorno verso le 7 arriva il lattaio,  e il giorno dopo voi alle 6.30 siete già pronti sulla porta e ad ogni suono di bicicletta pensate: “Eccolo sta arrivando!” Ma sono le 7.30 e il lattaio quel giorno ancora non arriva, cosa accade? Quando finalmente arriva alle 7.30, voi siete veramente arrabbiati.

Nel momento in cui lo vedete riuscite a stare zitti? No! Gli versate addosso tutta la vostra frustrazione.

Il lattaio  vi risponde: “D’accordo, mi scusi” e vi da il latte e poi vi dice: “Aspetta voglio informarmi anche con i vostri vicini” e va dai vicini e chiede loro com’era il latte il giorno prima. E tutti i vicini gli rispondono: “Era buono come al solito!”. Allora il lattaio ritorna da voi e vi dice: “Signore dovete aver bollito il latte in un recipiente dove c’era del  limone o aceto o alcool!” Avete afferrato il punto?

Per quanto voi ne sapevate chi aveva fatto l’errore voi o il lattaio? Secondo voi era stato il lattaio a darvi  del latte avariato, e dato che era stato il lattaio a fare un errore,  chi  doveva essere punito? il lattaio o voi? Ma per tutto il giorno voi cosa avete fatto? Con la rabbia che provavate, avete punito il lattaio o voi stessi?

In un caso simile ciò che si dovrebbe fare è questo: cercare di capire la situazione, e se siete sicuri di voi stessi e conoscete le condizioni del latte e conoscete il  lattaio che vi porta il latte e comprendete che può succedere che il latte si guasti o che la pentola abbia qualcosa o che  qualche altra cosa non  funzioni… allora non vi arrabbierete.

Ma se io do tutto per scontato,  e dico: “Io ho pagato i soldi al lattaio e qualsiasi cosa possa succedere non mi importa,  mi deve consegnare il latte!”, allora in questo caso se il latte non va bene mi arrabbierò o no?

Più diamo per scontato cose o persone, più ci arrabbieremo.

Vedete le conseguenze? Più io vi do per scontato e più presumo che dobbiate comportarvi in un certo modo, se poi non vi comportate in quel modo  mi arrabbierò. Ciò significa che la nostra rabbia è completamente proporzionale a tutto ciò che supponiamo, alle nostre aspettative. Se le nostre supposizioni falliscono proveremo rabbia e più sono forti e più la rabbia sarà forte.

Ora  cosa vogliamo fare? dobbiamo osservare e riconoscere le nostre supposizioni o ci dobbiamo rompere la testa con la rabbia?

Ecco perché il testo qui dice molto bene: “Non essere contrariato, non te la prendere se qualcuno non è capace di soddisfare le tue aspettative, ma,  meglio, verifica se le tue aspettative sono legittime o meno”, perché noi abbiamo moltissime aspettative e ci aspettiamo che gli altri debbano soddisfarle ma non ci soffermiamo mai a verificare se le nostre aspettative siano legittime o no.

E come possiamo capire questo?

Se sono sicuro di me stesso e mi comporto in modo disciplinato o vivo in modo disciplinato, sarò capace di riconoscere se le mie aspettative sono legittime o meno.

È molto semplice, ad esempio io  sono abituato a stare sempre seduto sul pavimento a gambe incrociate e mi sento a mio agio così e mi aspetto che tutti voi vi sediate così, senza capire che non l’avete mai fatto e che con gran difficoltà ora lo state facendo e perciò è inevitabile che spesso cambiate posizione.

Se quando voi cambiate posizione io mi arrabbio, allora ditemi, c’è qualcosa di sbagliato in voi o in me?

Potete vedere la differenza?

Se invece io mi metto nei vostri panni e comprendo che avete dei problemi a sedervi a gambe incrociate e che state facendo del vostro meglio, perciò, anche se siete seduti solo in parte con le gambe incrociate,  lo apprezzerò o no? Certo che si.

Prima quando vi sedevate  solo con le gambe incrociate a metà  io mi arrabbiavo,  ora che ho compreso le vostre difficoltà e il vostro sforzo,  invece lo apprezzo molto.

Perciò, la frustrazione  o l’ apprezzamento dipende dalla società, dalla situazione? dalla gente? o dalla mia comprensione?

Vedete la differenza? Tutti voi siete seduti nel modo in cui stavate seduti prima, non c’è stato cambiamento in voi,  tra il modo in cui eravate prima e siete adesso non c’è alcuna differenza, ma, mentre  prima io ero contrariato,  adesso invece apprezzo il vostro sforzo.

Significa che la mia rabbia non dipende dal vostro modo di comportarvi,  dipende dal mio modo di pensare e dalla mia comprensione. Più do attenzione al mio pensiero e alla comprensione e meno mi arrabbierò.

Bisogna stare molto attenti, quando c’è rabbia che io spenda sempre più tempo ad osservare  me ed  il mio modo di pensare:  che io eviti di dare per scontato qualcosa o qualcuno.

Se date qualcosa o qualcuno per scontato,  una cosa è inevitabile, la rabbia.

Ogni volta che vi arrabbiate, dite a voi stessi: “Devo aver dato per scontato qualcosa o qualcuno.”

Ora osserviamo noi stessi: il corpo che abbiamo è meraviglioso, ma lo diamo x scontato o no?

E  quando c’è  problema cosa accadrà?  se c’è del dolore nel dito mignolo, un piccolo dolore in un dito del piede, tutto la mia giornata è rovinata.

Il dito vi parla e vi dice: “Oggi sono molto giù e non ti voglio assecondare”. E c’è del dolore. Cosa accadrà? Il dolore nel dito di un piede può rovinarvi tutta la giornata, per non parlare di altro.

Ma voi avete mai apprezzato le dita dei piedi? Avete mai apprezzato che tutto il vostro corpo funziona?

L’avete mai apprezzato? No, infatti noi diamo tutto per scontato,  e quando diamo tutto per scontato finiamo per arrabbiarci ed essere contrariati e più diamo per scontato qualcosa o qualcuno e più siamo arrabbiati e contrariati.

Devo stare moto attento:  che io non dia niente e nessuno per scontato e che io non permetta che qualcuno dia me per scontato.

Grazie

Dagli insegnamenti sulla Bhagavad Gita di Swami Ananda Chaitanya