Le ragioni dello yoga (parte seconda)

 

La prima volta che abbiamo praticato, il primo respiro consapevole, gli occhi chiusi e le gambe incrociate, la recitazione del primo mantra, il silenzio. Il momento in cui abbiamo detto di sì a questa disciplina o quello in cui lo diremo: rappresentano i primissimi passi su un sentiero che ha migliaia di anni e che è stato percorso da saggi e studenti di ogni epoca. Solo questo ci dovrebbe rendere orgogliosi della nostra scelta e curiosi di andare oltre. Continuare su questo percorso di conoscenza diventerà poi una ricerca, una sorprendente scoperta giorno per giorno, un impegno che ci farà crescere rimuovendo uno per uno i veli che ci soffocano e che limitano la nostra visione della realtà. Ogni passo che facciamo su questo sentiero ha una sua importanza che porterà benefici a breve e lungo termine sia al corpo che alla mente, ogni passo è propedeutico al successivo, ogni passo è ricerca, sperimentazione, equilibrio di sé. Iniziare è ciò che conta, perché tutto ciò che acquisiremo lungo il cammino sarà utile e bello, breve o lungo che sia il tratto percorso, niente infatti va perduto nello yoga.

E la questione che qui vogliamo sottolineare è proprio questa: lo yoga è un bellissimo viaggio verso la conoscenza di Sé che lungo il percorso porta a chi ne fruisce numerosi benefici, se però ciò che si approccia è davvero Yoga. Lo yoga, intendiamo, trasmesso tradizionalmente da maestro a discepolo in una linea di successione ininterrotta, lo yoga degli antichi rishi, lo yoga che è saggezza, scoperta, consapevolezza, tradizione.

Abbiamo già discusso con Stefania Rossitto, insegnante presso Yoga Vidya Italia, dei benefici, dell’importanza e della differenza dello yoga insegnato presso scuole in linea con la tradizione, rispetto allo pseudo-yoga delle palestre o a tutte quelle nuove tendenze che si appropriano del nome di yoga ma che con la tradizione hanno poco o niente a che fare.  Qui, vogliamo approfondire il significato di yoga della tradizione con un’intervista a Swami Ananda Chaitanya, giornalista oratore, insegnante presso l’Associazione Vidya Vahini Trust di Madras, India. Perché scegliere una disciplina così ricca di antica saggezza significa fare il primo passo di un percorso verso noi stessi e allora, comprendere cosa stiamo effettivamente approcciando riconoscendone le origini e il valore è basilare per chi si vuole impegnare in questo viaggio.

 

 

Lo Yoga tra oriente e occidente. Dialogo con Swami Ananda Chaitanya

Namaste Swamiji, grazie per averci concesso quest’intervista. In primo luogo, ci può dare una definizione di yoga?  In generale, lo Yoga viene spesso tradotto come unione. In India oggi, lo Yoga viene definito come l’unione di corpo, mente e anima. In Occidente, lo Yoga viene definito come l’unione di esercizio fisico, tramite le posizioni, ed esercizi di respirazione. Da un punto di vista tradizionale, lo Yoga non implica nessun genere di unione. Tuttavia, va notato che questo non è lo scopo ultimo dello Yoga. Prendiamo alcuni riferimenti scritturali. Nella seconda strofa degli Yoga Sutra[1] di Patanjali, lo Yoga viene definito come un percorso che può portare alla cessazione della mente (o pensieri). Questo, tuttavia, non è il significato completo. Al fine di comprendere efficacemente le parole di Patanjali, dobbiamo guardare al secondo e terzo sutra insieme. Nella strofa successiva, Patanjali continua a spiegare i mezzi con cui un individuo può raggiungere la cessazione dei pensieri.  “Quando il veggente di dimora in se stesso, tutto il pensiero cessa di esistere”  Tutti noi abbiamo bisogno di pensieri per interpretare più ruoli (padre, madre, figlio, figlia, ecc) nel mondo. Ma per essere con il proprio Sé, abbiamo bisogno di un pensiero? Questa è l’essenza dello Yoga.

 Perché in Occidente, la maggior parte delle persone che pratica yoga è orientata al corpo? Quali sono, oggi, le principali differenze nello yoga tra Oriente e Occidente?  Questo ha molto a che fare con ciò che è stato esportato in Occidente dall’India in nome dello Yoga. Noi ironicamente diciamo che ci sono due principali aree di esportazione dal nostro paese. Una è composta da quegli ingegneri del software che creano i bug e li risolvono in un secondo momento. La seconda è formata dai guru della New Age che si recano in Occidente e generano confusione tra i seguaci. Questi ultimi, purtroppo, non hanno successivamente la capacità di risolvere quella confusione che hanno creato negli altri, perché la maggior parte sono a loro volta persone confuse. Parlando seriamente, trovo che il principale problema dell’atteggiamento dell’Occidente nei confronti  dello Yoga stia nel fatto che culturalmente alle persone è stato fatto credere che questa vita che viviamo è e sarà la prima e ultima. Questo concetto si può comparare a quello di un antico culto indiano di un gruppo di edonisti chiamati Carvakas. Essi promuovevano e seguivano una filosofia simile, per cui credevano che si dovesse godere della vita il più possibile in quanto sostenevano fosse la prima e l’ultima per chiunque. Quando si sviluppa o eredita tale attitudine, non c’è altra scelta che aggrapparsi al proprio corpo, inoltre il problema diventa ancora più complesso quando tale persona pratica Yoga. Per riassumere, la mancanza di una chiara comprensione della vita, sia a est o a ovest, si traduce in un approccio difettoso verso lo Yoga. Quando gli individui sono più orientati al piacere piuttosto che verso un impegno diretto alla propria crescita, la pratica dello Yoga diviene orientata al corpo.

 Per essere sempre più sottili, ovvero meno grossolani e orientati al corpo, alla sfera materiale, quanto è importante la purificazione? Come purificarsi?  Bisogna praticare non per avere esperienze, ma per purificare la mente. Ci sono varie tecniche per la purificazione sia del corpo che della mente. Una mente purificata significa una mente più sottile e meno orientata al corpo quindi più calma e disponibile alla conoscenza. Lo yoga può rendere le persone abili nel capire gli elementi che vanno oltre il materiale e l’immaginazione. Uno Yogi ben addestrato può aiutare le persone in modi sottili e toccare la vita di seguaci sinceri. Qualsiasi praticante sincero di Yoga tradizionale è destinato ad avere uno stato d’animo sereno, fiducioso e irradierà sottilmente (in termini di prana). Al contrario, una persona insicura è limitata a essere grossolana nell’approccio. Lo Yoga ci insegna a essere sicuri, calmi e di conseguenza nel processo ci rende sottili.

 In un’occasione lei ha citato la seguente frase tratta da un testo della Tradizione, La Gheranda Samhita[2]:  “Ho Bisogno di praticare lo yoga con l’aiuto del corpo cosicché la mente si renda disponibile alla conoscenza”  Nella vita, tutti noi passiamo attraverso varie forme di confusione dovute principalmente a una mancanza di conoscenza. Per portare quest’affermazione nel contesto dell’era tecnologica moderna in cui viviamo, possiamo affermare che tutti noi attraversiamo della confusione a causa delle nostre conclusioni. Ovunque ci sia una conclusione, è inevitabile che ci sia confusione. E quando ci muoviamo basandoci sulle conclusioni, creiamo ancora più confusione e diventiamo persone inquiete nel nostro agire. Ecco perché ne “La Gheranda Samhita”, è chiaramente indicato che si dovrebbe fare uso del corpo per far sì che la mente sia pronta per la conoscenza. Possiamo anche estendere questo e dire che si dovrebbe fare uso del corpo, in modo che la mente sia disponibile non solo per la conoscenza, ma per qualunque situazione.

 Qual è il vero scopo dello yoga?  La questione allude come se ci potesse essere un falso scopo nello Yoga. Parlando seriamente, attualmente esistono molte finalità nello Yoga che vengono promosse a livello globale. Se tuttavia esiste un vero scopo nello Yoga, è quello di capire se stessi attraverso il corpo, il prana e la mente.

 Un’immagine che abbiamo spesso dello yoga è quella di un iceberg la cui sommità, ovvero la minima parte visibile, è associata allo hatha yoga[3]. Quanto è grande il basamento?  Ho visto simili paragoni nei social media. Lo Yoga promosso dalla cultura popolare, mette in evidenza soprattutto le asana, con il minimo focus sul pranayama e poca o nessuna attenzione per dhyana. Tuttavia, l’approccio tradizionale dello Yoga inizia da Yama e Niyama, e continua con Asana, Pranayama, Prathyahara, Dharana, Dhyana e Samadhi.[4] Di questi 8 passi, vediamo solo la 2° componente essendo maggiormente evidenziata e questo comporta un serio rischio poiché le Asana senza Yama e Niyama sono destinate a causare effetti collaterali. Ci sono esempi di famosi Yogi che finiscono in cattive condizioni fisiche alla fine della loro vita a causa di un tale infelice approccio.

 Perché la maggior parte delle persone che approcciano lo yoga si fermano alle asana?  Una persona insicura desidera attenzione. Concentrandosi sul proprio corpo, cerca di gestire un’insicurezza emotiva. In modo simile, quando una persona insicura pratica Yoga, cerca di far fronte alle insicurezze emotive avvicinandosi ad esso attraverso e solo  per il bene del proprio corpo.

 Quanta Importanza ha il pranayama nello yoga?  Nello yoga il pranayama è sostanziale a ogni Asana. Qualsiasi postura del corpo è accompagnata da uno specifico modello di respirazione. Ad esempio, nel caso di Paschimodanam, dove ci si piega in avanti mentre si sta seduti, il respiro fluisce attraverso entrambe le narici. Allo stesso modo, ogni altra posizione sarà accompagnata da un particolare respiro. Ciò comporta quindi che qualsiasi studente di Yoga si avvicini al pranayama conoscerà ogni postura in modo appropriato. L’esecuzione di asana senza un adeguato pranayama è destinata a causare effetti collaterali negativi a lungo termine.

 E la meditazione?  La meditazione che vediamo oggi è lontana dalla sua definizione tradizionale. Talmente che, all’interno dei circoli tradizionali, la nuova meditazione è spesso definita come “maditation”, qualcosa che fa più male che bene. La meditazione non è chiudere gli occhi o lasciare correre la propria immaginazione. Secondo Patanjali, la Meditazione o Dhyana, è l’ultimo passo prima del Samadhi. Chi aspira a fare Dhyana deve passare attraverso le varie fasi della pratica nel seguente ordine a partire da Yama e Niyama: Asana, Pranayama, Prathyahara e Dharana, dopo di che Dhyana, o Meditazione, emerge automaticamente. Dobbiamo capire chiaramente che la meditazione è un processo organico che fiorisce naturalmente quando si seguono tutte le altre fasi spontaneamente e in linea con la tradizione. Le Yoga Upanishad elaborano ulteriormente questo processo in modo dettagliato, indicando il grado e la misura in cui ogni passo deve essere perseguito prima di passare al successivo. Ad esempio, 12 giri di Pranayama è equivalente a 1 prathyahara, mentre il 12 giri di Pratyahara è pari a 1 Dharana. 12 giri di Dharana conduce uno allo stato di Dhyanam o di meditazione. Ed è solo uno stato prolungato di Dhyanam che alla fine porterà allo stato di Samadhi.

 Perché la meditazione, intesa non in senso tradizionale, ha avuto successo in Occidente?  La gente in generale è incline alle scorciatoie. Le scorciatoie ci sembrano interessanti perché ci legano ai nostri capricci e alle nostre fantasie, intrattenendoci. Ma dobbiamo ricordare che nella vita non ci sono scorciatoie. Ogni vero cambiamento avviene solo attraverso la disciplina ma dal momento che la maggior parte di noi dentro di sé è un bambino, troviamo tecniche che forniscono scorciatoie e che ci appaiono più seducenti di quelle tradizionali, che invece richiedono tempo e fatica.

 Japa[5] e meditazione sono inter-correlati? Se sì, come?  Japa e meditazione sono entrambi legati alla mente. La pratica del Japa porta a concentrare e gestire la propria mente subconscia. Attraverso la pratica del Japa, si possono modificare le impressioni del subconscio e la mentalità, modifiche che avranno un impatto diretto sulla vita di ogni giorno.

 Lo yoga in occidente si è frantumato in innumerevoli forme e tecniche creando un vero e proprio business, è accaduto al solo fine di attrarre le persone?  La disciplina dello Yoga oggi è un business di miliardi di dollari. Alcune stime indicano che lo Yoga negli Stati Uniti crea un profitto che ammonta a quasi 27 miliardi dollari, mentre le stime globali possono essere 10 volte superiori a quelle degli Stati Uniti. Inoltre, questa enorme industria negli Stati Uniti è stata anche assoggettata a imposta in alcuni stati. Le molteplici correnti, forme e tecniche che vengono promosse in nome dello Yoga sono puramente il risultato dell’enorme potenziale di business che detiene.

 Chi segue queste cosiddette “nuove forme di yoga” ottiene gli stessi benefici dello yoga tradizionale? E perché sono così apprezzate?  Le nuove forme di Yoga non possono fornire gli stessi benefici. Tali neo-scuole finiscono solo per intrattenere la gente per un po’. Le persone che perseguono lo Yoga attraverso tali scuole tendono ad annoiarsi dopo qualche tempo così da spostare frequentemente i loro interessi. Lo Yoga è un mezzo di conoscenza ed è per questo che, se ci addentriamo nella modalità “esperienze”, lo scopo dello yoga viene meno. Essendo queste esperienze soggettive, non saremo in grado di sviluppare obiettività e apprezzare ciò che stiamo studiando. La maggior parte delle scuole di yoga esalta l’esperienza e la gente verrà così solo intrattenuta. Tutti noi preferiamo essere intrattenuti. Mentre lo yoga tradizionale richiede disciplina, le nuove scuole di yoga forniscono solo intrattenimento. Quindi è l’ondata di popolarità che le rende così diffuse. Tuttavia, questo genere d’insegnanti deve pensare a sempre nuovi modi per intrattenere, perché se non c’è altro, la gente si annoierà e scapperà. Se invece ci avviciniamo allo yoga per capire la verità, si potrà apprezzare se stessi, la situazione e l’ambiente.

 La Competizione presente in molte scuole di yoga è sana?  Uno studente di Yoga compete per due motivi; per mantenersi quindi per mestiere o per stabilire la propria superiorità sugli altri praticanti. Le persone che rientrano nella seconda categoria è possibile siano affetti da un complesso di inferiorità che li spinge a dare prova di se stessi sugli altri.

 Nel secondo capitolo della Bhagavad Gita[6] si dice che “lo yoga è l’abilità nell’azione”, è per questo che la gente dà tanta importanza all’esecuzione perfetta delle asana?  La Bhagavad Gita è un testo che deve essere studiato sotto la guida di un Maestro. Molti fanno l’errore di leggere un verso qua e là, arrivando a conclusioni incomplete che non potranno che aggiungere altra confusione a quella già posseduta. Nel secondo capitolo, dove il Signore descrive “Lo Yoga come perizia in azione”, la fa  seguire dalla seguente dichiarazione: “Samatvam Yoga Uchyate”. Il Signore descrive uno Yogi come uno che ha raggiunto l’equanimità nella vita. Se non riusciamo a leggere queste due affermazioni insieme, confonderemo il senso del tutto. Ad esempio, se ci limitiamo e ci soffermiamo sulla prima istruzione, applicandola, anche un ladro esperto può essere chiamato uno Yogi.

 Per apprezzare in maniera sana lo yoga è necessario possedere dei requisiti? Quanta Importanza ha lo stile di vita?  Chi persegue lo Yoga in modo sano (leggi tradizionale), è destinato a sviluppare nel processo i giusti requisiti. Per apprezzare in maniera sana lo yoga inoltre non è questione di quanta importanza abbia lo stile di vita, infatti lo stile di vita è l’unica cosa che conta.

 Dunque lo yoga per essere seriamente praticato necessita di disciplina?  Non ci può essere niente di più importante che la disciplina quando si tratta di Yoga. Yoga e disciplina vanno insieme.

 Quando parliamo di stile di vita e disciplina, dobbiamo prendere come riferimento Yama e Niyama (astensioni e prescrizioni etiche) degli Yoga Sutra di Patanjali?  Yama e Niyama costituiscono una parte importante di tutte le pratiche yogiche. Tutti gli studenti sinceri di Yoga sono tenuti a rendere Yama e Niyama parte integrante della loro vita quotidiana. In particolare, uno studente di Yoga deve capire Yama e praticare Niyama. Deve essere chiaro che  Yama non può essere praticato. Una volta che si comprende Yama, il perseguimento nel praticare Niyama diventa più facile. Per esempio, in India, abbiamo avuto un individuo che ha commercializzato Ahimsa (non violenza) e l’ha praticata con veemenza. Ma quello che dobbiamo capire è che Ahimsa non può essere praticata. Quando un individuo pratica Ahimsa, finisce per farsi male. Il velo della non-violenza è solo una facciata che nasconde ferite interiori. In modo simile, più si capisce il significato di Yama, più facile diventa praticare Niyama. Una volta che la pratica di Niyama è ben stabile, ci si impegna pian piano nelle asana. Così, la comprensione e la pratica di Yama/ Niyama costituiscono il precursore di ogni Asana / Yoga. Coloro che saltano questo passaggio chiave e perseguono direttamente la pratica delle asana, possono in seguito incorrere in complicazioni.

 Quanto questo stile di vita può conciliarsi con lo stile di vita moderno e occidentale?  È interessante osservare le discussioni in materia di stile di vita. Anche in India, abbiamo persone che parlano di stile di vita indiano o orientale nei confronti dello stile di vita moderno e occidentale. Ma qualsiasi persona di buon senso dovrebbe riconoscere che lo stile di vita è semplicemente lo stile di vita e nulla più. Quando qualcuno indica una preferenza per lo stile di vita occidentale, significa indirettamente che vuole vivere la sua vita come vuole. Se andiamo più in profondità, possiamo vedere che queste persone sono soprattutto interessate a godersi la vita senza prendersi alcuna responsabilità. Per dirla in modo semplice, una vita basata sulla comodità può essere una definizione per lo stile di vita occidentale o moderno. Questo rischia di portare in seguito ad alti livelli di stress e di gravi conseguenze fisiche / emotive. In questo contesto, lo Yoga fornisce il metodo ideale per combattere in modo efficace lo stress del mondo di oggi. Ci aiuta a ritagliare del tempo per noi stessi, per conoscersi meglio e, nel processo, ci aiuta ad apprezzare di più la vita.

Quali sono dunque i criteri per scegliere la scuola di yoga giusta?  Ogni Scuola di Yoga, che pone l’accento su Yama e Niyama, o stile di vita, sarà una scuola giusta per cominciare.

 E per quanto riguarda la scelta del maestro giusto?  Uno che non si limita a parlare di stile di vita, ma vive in accordo a esso.

 Che ruolo gioca la fiducia nel rapporto con l’insegnante?  In ogni rapporto, abbiamo bisogno di fede e fiducia. Ma la maggior parte delle volte quando diciamo mi fido di qualcuno, significa solo che abbiamo fede. Anche se non c’è nulla di sbagliato nella fede di per sé, dobbiamo renderci conto che la fede che abbiamo spesso oscilla. Ogni individuo che ha unicamente fede non mancherà di passare da un rapporto all’altro. Al contrario, una persona che in un rapporto si fida dell’altro, crescerà attraverso questa relazione. Allo stesso modo, chi confida nel proprio insegnante sarà aiutato a crescere per mezzo di questo rapporto. In altre parole, lui / lei finirà per assimilare effettivamente il suo insegnamento.

 Fidarsi dell’insegnante può creare dipendenza? Quali sono i rischi?  Quando mi fido veramente del mio maestro, sono propenso ad assorbire il suo insegnamento in spirito e azione. Ma per alcuni studenti, la fiducia viene sostituita da un sentimento d’amore o dipendenza. Tale approccio potrebbe portare a complicazioni in seguito.

 Quindi quali sono i vantaggi ottenuti da coloro che praticano lo yoga secondo la tradizione?  Coloro che seguono lo Yoga tradizionale sono addestrati a usare le loro menti con giudizio. Cioè, non pensano inutilmente. Di conseguenza, essi non passano attraverso le preoccupazioni o ansie che attanagliano la maggior parte delle persone nella vita quotidiana.

 Lo Yoga, come sentiero che conduce alla conoscenza del Sé, se praticato in modo sbagliato può rafforzare il proprio ego? E come accade?  Lo Yoga fornisce un mezzo indiretto per raggiungere la consapevolezza di sé. Si dovrebbe praticare quindi lo Yoga per conoscersi e per la propria crescita e non per dare prova di sé. Chiunque cerchi di esibire se stesso attraverso lo Yoga, presto o tardi finirà per accrescere il proprio ego. Questo è in contrasto con lo scopo dello Yoga che si propone di risolvere l’ego e non di stabilirlo. Un ego affermato oltre modo rende una persona emotiva e meno capace di affrontare la vita in modo equilibrato.

 Nello Yoga come mezzo di conoscenza del Sè, che posto ha Dio? Qual è il significato di Dio per un praticante di Yoga?  La filosofia dello Yoga è completa solo grazie al concetto di Dio. Senza Dio, lo Yoga finirebbe per diventare solo un altro Sankhya[7]. Dio nello Yoga è visto come Isvara[8]. Ogni individuo che pratica Yoga senza riconoscere il concetto di Isvara, non ne raggiungerà il vero obiettivo. Fino a che io mi identifico con il corpo e la mente mi considero insignificante e considero Dio lontano. Ma io devo comprendere che io sono quello, fuori dai ruoli, dal corpo e dalla mente. Capire Isvara attraverso lo Yoga aiuta ad accettare Dio nella vita. Questo aiuta a rilassarsi e a utilizzare meglio la mente per attività produttive.

 Perché spesso lo yoga in occidente ha eliminato Dio, ad esempio rimuovendo la recitazione dell’Om o le immagini delle divinità? Questo accade a causa di due motivi. In molti casi, in Occidente, il concetto di Dio nello Yoga viene rifiutato a causa del dogma religioso. D’altra parte, il concetto di Dio o Isvara richiede un certo elemento di disciplina tra i praticanti, cioè comprensione e sforzo. Questo è il motivo per cui non vediamo immagini di divinità indù (o Murthis) nella sede di molte scuole di Yoga. Queste stesse scuole di Yoga consentono la presenza di statue di Buddha, infatti il buddismo non esige alcun specifico codice di condotta.

 Qual è il rapporto tra Yoga e Vedanta[9]?  Lo Yoga è essenzialmente un mezzo per l’apprendimento del Vedanta. La pratica dello Yoga prepara la mente per assorbire gli ideali del Vedanta. Ciò costituisce anche lo scopo centrale dell’associazione Vidya Vahini Trust, dove puntiamo a instillare i più alti ideali del Vedanta  preparando i nostri studenti attraverso la pratica dello Yoga tradizionale.

 E tra Vedanta e Neo-Vedanta?  Il Buddismo è la più famosa scuola neo-Vedanta dei nostri tempi. Al tempo del Buddha, questa scuola di pensiero si diffuse ovunque in India, distruggendo i Veda, sia fisicamente che mentalmente. A tempo debito, emersero molte nuove scuole di neoVedanta. La differenza fondamentale tra il Vedanta e qualsiasi altra forma di neo-Vedanta è che mentre il primo aiuta a risolvere il proprio ego, quest’ultimo finisce per accrescerlo.

 Nella tradizione si evidenzia l’importanza di sviluppare gratitudine nei confronti del maestro e degli insegnamenti. Quanto è vivo questo atteggiamento in Occidente?  Trovo che ci siano tre categorie di approccio al Guru, sia a oriente che a occidente. Gli individui hanno o un senso di gratitudine o un senso di colpa o di rifiuto. Uno studente sincero sviluppa un senso di gratitudine quando vede se stesso crescere. Uno studente che, pur associandosi a un maestro, non vede alcuna crescita in sé, sviluppa un senso di colpa. Questo sarà ulteriormente caratterizzato da diversi gradi di asservimento alla religione, tradizione o organizzazioni  alle quali ci si è associati. Gli individui, infine, che non vedono crescita né desiderano prolungare la loro associazione con il Guru, finiranno per opporsi alla tradizione con veemenza, intellettualizzando tutto quello che hanno imparato e sviluppando un falso senso di superiorità.

 Come preservare lo Yoga tradizionale?  Non bisognerebbe pensare a se stessi come sponsor, mecenati, sostenitori o esponenti di questa disciplina. Maestri o studenti, siamo tutti beneficiari dello yoga. Bisogna essere consapevoli di far parte di questo approccio tradizionale al fine di proteggerlo e solo uno studente sincero di Yogatradizionale riuscirà a preservarlo nel lungo periodo. Infatti affinché gli insegnamenti dello yoga possano essere tramandati inalterati nei secoli, senza che subiscano modifiche o interpretazioni, così come ci sono stati consegnati dai grandi rishi, la relazione tra maestro a studente assume un’importanza fondamentale. Ed è proprio grazie a questa successione ininterrotta di maestri/discepoli (parampara) che gli insegnamenti sono giunti fino a noi e che continueranno a vivere.

 


 

[1]Lo Yoga Sūtra di Patanjali, aforismi sullo yoga, è un testo filosofico dei primi secoli,  ritenuto fondamentale nello Yoga darśana, uno dei sei sistemi ortodossi della filosofia indiana.

[2]Gheraṇḍa Saṃhitā, dal sanscrito  “La raccolta di Gheranda”, è un testo di Haṭha Yoga ad opera di Gheraṇḍa e del suo discepolo Chandakapali datato tra il XVI e XVII secolo

[3] Lo Hatha Yoga è una forma di Yoga basato su una serie di esercizi psicofisici di origini antichissime originati nelle scuole iniziatiche dell’India e del Tibet.

[4]Yama e Niyama: astensioni e prescrizioni morali, Asana: posture,  Pranayama: gestione dell’energia vitale (prana) tramite il respiro,  Prathyahara: emancipazione dell’attività sensoriale dall’influsso degli oggetti esterni, Dharana: concentrazione, Dhyana: meditazione e Samadhi: illuminazione.

[5]Japa è una disciplina spirituale che coinvolge la ripetizione meditativa di un mantra o il nome di un potere divino.

[6]Bhagavadgītā , “Canto del Divino” è un poema di contenuto religioso di circa 700 versi (śloka) diviso in 18 canti (adhyāya), contenuto nel grande poema epico Mahābhārata.

[7]Il Sāṃkhya è una scuola di pensiero indiana, ritenuta la più antica filosofia sistematica apparsa fra le tradizioni hindu. Sebbene non teista, il Sāṃkhya costituisce uno dei sei sistemi (darśana) ortodossi nella tradizione filosofica indiana.

[8] Isvara è un concetto filosofico che indica l’aspetto personale di Dio (il cui aspetto impersonale e senza forma o attributi è invece chiamato Brahman). Ishvara è il Demiurgo o il Logos personificato, la Coscienza Assoluta del Brahman.

[9]Vedanta: con tale termine si indica la parte finale della letteratura vedica tradizionalmente considerata  rivelata dall’Assoluto e non composta dagli uomini. Con il termine Vedānta, successivamente, a partire dai primi secoli della nostra Era, si indicò anche uno dei sei sistemi ortodossi (darśana) della filosofia indiana